Super Euro sul dollaro

Super Euro sul dollaro: per i mutui la notizia è positiva

L’effetto del super Euro sui mutui è positivo: costringerebbe la BCE a proseguire nel QE e a mantenere bassi i tassi d’interesse. Nel lungo periodo però questa situazione rischia di creare dei problemi strutturali all’economia europea, a svantaggio di tutti.

Le parole di Mario Draghi nel recente passato lasciavano presagire un probabile slittamento della fine del Quantitative Easing (QE), modalità non convenzionale con cui una banca centrale interviene sul sistema finanziario ed economico di un paese per aumentare la moneta in circolazione, ben oltre Settembre 2018, data inizialmente prevista dalla BCE per dare sostegno all’Eurozona nella crescita dei tassi. Attualmente infatti i tassi d’interesse sono ancora a valori negativi e questa continua iniezione di liquidità nel sistema ha l’obiettivo di supportare l’economia nella sua lenta ripresa, cercando tramite l’inflazione di riportare i consumi interni ai valori pre-crisi. La volontà di portare l’inflazione al 2% annuo è legata al fatto che, con prezzi in crescita, la spesa interna subisce un traino che porta all’aumento del PIL nel paese stesso.

Ciò che però potrebbe far slittare la fine del Tapering (progressiva riduzione del QE) alla metà/fine del 2019 è l’attuale stato del super Euro: la moneta unica sta infatti vivendo un periodo di forte crescita nei confronti del dollaro, iniziata a Novembre e che a metà Gennaio ha subito un forte rialzo nel giro di pochi giorni, superando la quota di 1.23 dollari e raggiungendo gli stessi valori di inizi Dicembre 2014.

Perché l’Euro forte contribuisce a tenere bassi i mutui?

Come anticipato, la BCE sta progressivamente tagliando l’acquisto di titoli di stato tramite il Tapering: al momento la Banca Centrale sta acquistando titoli di stato per un controvalore di 30 miliardi al mese, la metà di quanto fatto fino a Dicembre 2017. Questa iniezione di liquidità nel sistema verrà via via ridotta, con l’obiettivo di generare la crescita dei tassi d’interesse per poi lasciare che il mercato sia in grado di “camminare” in autonomia, senza sostegno delle autorità.

La situazione attuale però vede la moneta del vecchio continente rafforzarsi nei confronti del dollaro, innescando una serie di reazioni sia sui mercati borsistici che nell’economia reale. In altri termini, mentre in borsa anche la speculazione “gioca” sul tasso di cambio, l’economia reale soffre una differenza così marcata con la moneta americana, complicando le esportazioni (per via del fatto che servono più soldi al tasso attuale per acquistare la stessa quantità di merce, essendosi svalutato il dollaro), diminuendo il potere di acquisto di chi giunge in Europa (penalizzando il turismo) e finendo per generare una forte pressione deflazionistica nell’Eurozona.

Questa situazione potrebbe portare in pochi giorni alla presa di posizione della BCE nell’allungare il periodo di QE che non terminerebbe più a Settembre di quest’anno ma tra la metà e la fine del 2019. In questo modo proseguirebbe l’acquisto dei titoli di stato da parte della Banca Centrale (per un ammontare inferiore rispetto ai volumi attuali) che manterrebbe negativi i tassi d’interesse per tutto il 2018, per la gioia dei mutuatari. In questa situazione è opportuno aspettarsi tassi di interesse prossimi allo zero non prima di 12-15mesi.

Quanto durerà l’effetto Super Euro?

Seppur anche la benzina costi meno (è stato immediato il ribasso del prezzo al barile ma non altrettanto alle stazioni di rifornimento) una moneta eccessivamente forte finisce, come detto, per pesare sulle esportazioni e sulla crescita dei prezzi in Europa, con conseguente rallentamento della ripresa post-crisi. In definitiva l’Euro forte genera dei vantaggi di breve periodo favorendo le importazioni, facendo calare il prezzo di benzina, gas e luce (anche se gli aggiustamenti nei confronti degli utenti sono a scoppio ritardato) e in generale di tutti i beni di consumo. Nel lungo termine rappresenta un problema strutturale per l’Eurozona, con il rischio stagnazione dei prezzi ed export danneggiato. In poche parole l’Euro forte avvantaggia i consumatori ma nel lungo periodo danneggia la nostra economia, creando problemi di crescita, occupazione e incertezza.

In passato la BCE è intervenuta per far rientrare il tasso di cambio su valori più idonei per le sue politiche (poco sopra la parità) solo quando nella prima metà del 2014 la moneta unica aveva sfondato il muro dell’1.30, arrivando a sfiorare il tasso di cambio di 1.40. Insomma se il tasso aumenta per brevi periodi, la Banca Centrale tende a non intervenire, riservandosi però la possibilità di attuare politiche idonee a tenere il tasso di cambio su valori più idonei alla crescita dell’Europa se l’aumento fosse consistente o perdurasse nel tempo, con buona pace dei consumatori.

Scrivo di mutui perché sogno di poterne fare uno. Adoro gli indovinelli; sai come si fa a tenere una persona sulle spine? Dopo te lo dico…

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