Euribor e mutui

Come funziona e come calcolare l’Euribor per un mutuo

La parola Euribor è salita alla ribalta da quando l’euro ha fatto la sua comparsa nel vecchio continente, il 1° gennaio 1999. Con l’acronimo Euribor (Euro Inter Bank Offered Rate, tasso interbancario di offerta in euro) intendiamo il tasso, detto di riferimento, a cui le principali banche europee si prestano mediamente il denaro. Più precisamente indica il tasso medio di interesse delle transazioni finanziarie che avvengono tra le principali banche europee prese in considerazione.

Questo tasso viene calcolato giornalmente ma per diversi orizzonti temporali che variano da una settimana a un anno. Sulla base del tipo di anno preso in considerazione (solare o commerciale) è possibile trovare indicata vicino all’Euribor la divisione di giorni che indica il tipo di anno considerato: Euribor 360 se si prende come riferimento l’anno commerciale (un ipotetico anno composto da 12 mesi tutti di 30 giorni) oppure Euribor 365 se si prende come riferimento l’anno solare.

Questi due valori sono legati da proporzionalità tale per cui l’utilizzo di uno o dell’altro tasso non determina vantaggi o svantaggi per gli attori che ne sfruttano o che ne subiscono l’effetto. Va fatto presente che ci può essere differenza se e solo se venisse utilizzato, ad esempio, l’Euribor 365 in una situazione basata sull’anno commerciale (360 giorni, per il quale andrebbe utilizzato il rispettivo Euribor) o viceversa. Abbiamo pertanto una “doppia” divisione dell’Euribor: una in base alla sua durata (1 settimana, 1 mese, 3 mesi ecc) e una in base al divisore (360 o 365).

Come sarà l’Euribor nei prossimi anni: l’andamento

Stabilire l’andamento dell’Euribor in anticipo è pressoché impossibile: essendo un tasso determinato dalla media dei tassi a cui le banche si prestano tra loro il denaro, non è possibile determinare a che tasso avverranno gli scambi interbancari tra 3, 5 o 10 anni. Ciò che possiamo affermare oggi è che, vista la politica monetaria espansiva della BCE, i tassi rimarranno negativi ancora per molto, probabilmente fino a metà 2018: la crisi economica ha scosso e lesionato le fondamenta delle economie di tutti i paesi dell’eurozona e la ripresa si mostra piuttosto lenta e disomogenea.

È possibile, navigando in rete, imbattersi in stime e proiezioni dell’Euribor nel 2020, 2021 e persino 2022, ma si tratta di proiezioni effettuate a cinque anni di distanza sulla base dell’andamento delle economie attuali: la probabilità che siano errate è molto elevata.

Dando uno sguardo all’andamento dell’Euribor nell’orizzonte temporale per il quale è calcolato (tra una settimana e 12 mesi) si nota come i brevi periodi siamo meno “redditizi” rispetto ai lunghi periodi. Il motivo è da ricercarsi nell’ottimismo degli investitori, i quali si attendono nel lungo periodo un incremento della creazione di valore economico e della redditività. In pratica gli investitori tendono a stimare Euribor a scadenze maggiori come più remunerativi in quanto ci si aspetta che, sotto la spinta inflazionistica, l’economia aumenti nel suo valore.

Come leggere e scegliere l’Euribor per un mutuo

L’Euribor e il mutuo a tasso variabile sono legati indissolubilmente. Essendo l’indicatore del costo del denaro nel breve periodo, l’Euribor viene utilizzato come base per il calcolo del tasso variabile dei nostri mutui, al quale aggiungere il guadagno della banca più eventuali altri costi. Ti rimandiamo a questo articolo per capire meglio come si compone il tasso di interesse del tuo mutuo.

Vi consigliamo però di fare particolare attenzione a che tipo di Euribor viene indicato nel contratto come quello da seguire per la determinazione della rata del vostro mutuo: le banche possono decidere, a loro discrezione, se utilizzare l’Euribor mensile, trimestrale o semestrale per il calcolo del tasso di interesse.

Normalmente si tende ad utilizzare l’Euribor a un mese se le rate sono mensili, trimestrali per rate trimestrali e via dicendo. Non è però un obbligo e, come detto sopra, i tassi su un periodo più lungo sono più elevati rispetto a tassi di breve termine. Se alla nostra rata mensile venisse applicato l’Euribor 6 mesi pagheremmo di più rispetto se venisse applicato l’Euribor a un mese. Certo, la differenza è di pochi euro al mese, ma nel lungo periodo (e i mutui possono durare fino a 40 anni) la differenza sarebbe significativa, pari a qualche rata del mutuo.

Anche l’utilizzo dell’Euribor 360 o 365 dovrebbe attirare la nostra attenzione: se si considera l’anno commerciale (360 giorni, ovvero 12 mesi da 30 giorni l’uno) è bene usare l’Euribor 360. Stesso discorso in caso di utilizzo dell’anno solare. Gli operatori economici sono però “liberi” di operare queste scelte, pertanto è bene porre particolare attenzione alle clausole a riguardo nel contratto.

Da notare come non vi sia obbligo, per la banca, di specificare se il tasso venga calcolato sull’uno o l’altro Euribor. Certo è che, mediamente, l’Euribor 365 è maggiore rispetto al 360 di circa lo 0.05%, pertanto se lo utilizzassimo in concomitanza di un anno commerciale otterremmo come il risultato un vantaggio per il creditore e uno svantaggio per il debitore. Ripetiamo che, anche qui, si tratta di cifre piccole, ma che se moltiplicate per decine e decine di rate si tramutano in una discreta somma.

È possibile determinare un Euribor per il mutuo partendo dal suo “gemello” tramite la formula matematica (o viceversa con la formula reciproca):

Tasso365 = (Tasso360 / 360) × 365

Per i più precisi, e sui soldi vale la pena esserlo, consigliamo di prestare attenzione anche al modo in cui la banca rileva l’Euribor. Esso infatti può essere rilevato in un determinato giorno del mese oppure può essere calcolato sulla media degli Euribor giornalieri, generalmente del mese precedente. Ovviamente il secondo caso permette di attenuare, attutire, eventuali bruschi movimenti del tasso. Se il tasso ad esempio venisse rilevato il 15 di ogni mese per calcolare la rata del mese successivo, potremmo pagare di più nel caso in cui si verifichi un aumento da un mese all’altro o nel caso in cui quel giorno il tasso sia più elevato rispetto agli altri giorni. Certo non beneficeremmo del contrario, tuttavia in caso di aumento potremmo mitigare il suo impatto tra la rata mensile attuale e la successiva.

Tanti mutui tanti Euribor?

Non è detto che chi stipula più mutui debba fare i conti con più Euribor. Se si stipulano tutti con la stessa banca si può trattare con l’istituto e chiedere di essere ancorati allo stesso tasso. Tuttavia questa decisione spetta ad ambo le parti, pertanto l’ente creditore potrebbe non accettare le vostre condizioni e porne di altre, oppure trattandosi di un mutuo con condizioni differenti (ad esempio con rate trimestrali o semestrali) potrebbero essere definiti Euribor diversi dal primo mutuo.

Cambia il modo di calcolare l’Euribor

Tra Settembre 2016 e Febbraio 2017 è stato effettuato un test per verificare se ci fossero le condizioni per modificare la rivelazione e il calcolo del tasso Euribor. A seguito della crisi, tra la scomparsa e la fusione di molte banche, il numero degli istituti sul quale si basa il tasso è diminuito. Si corre quindi il rischio che il tasso possa essere manipolato, al fine di ottenere maggiori profitti. Questo è una semplice conseguenza matematica: se diminuiscono i tassi presi in considerazione, ogni tasso influenzerà maggiormente la media.

Questo nuovo Euribor, chiamato “plus”, avrebbe dovuto essere il risultato delle effettive transazioni di denaro tra le banche e non su stime. Questo nuovo metodo di calcolo però si è rivelato un flop perché non tutti i giorni avvengono sufficienti prestiti di denaro tra istituti tali da poter essere presi in considerazione, pertanto capita che l’Euribor venga calcolato su stime di mercato a cui le banche si presterebbero denaro tra loro.

L’assenza o la limitata presenza di transazioni non permette di rilevare il tasso effettivo del prestito: senza transazioni non c’è nulla di documentato, nero su bianco, che possa effettivamente constatare il tasso d’interesse. Non rimane quindi che stimarlo. Questo anche al fine di evitare delle distorsioni: come scritto sopra, se la media si calcola tra pochi valori, ogni valore ha un peso maggiore sul risultato finale. È un po’ come calcolare l’altezza media delle persone: se si considera un intero paese, la presenza di qualche elemento particolarmente basso o particolarmente alto viene mitigato dalla presenza di numerose altre persone più vicine all’altezza “media”, che meglio rappresentano la statura del paese. Se invece di un paese si considerasse una sola famiglia il risultato cambierebbe, poiché una presenza “anomala” falserebbe il risultato.

Per completezza d’informazione va precisato che nel calcolo statistico i valori che si discostano eccessivamente dalla media aritmetica vengono scartati. Questo sia per una correttezza del dato, sia per tutelare i consumatori: se degli istituti si accordassero per comunicare che i tassi a cui si prestano (o si presterebbero) il denaro fossero particolarmente più elevati rispetto al mercato, riuscirebbero a far lievitare il tasso medio e in questo modo l’Euribor che verrebbe preso a riferimento. Otterrebbero quindi un vantaggio a danno dei mutuatari.

Manipolazione dell’Euribor e illegittimità del calcolo

Tra il Settembre 2005 e il Maggio 2008 si sono verificate manipolazioni dell’Euribor da parte di Barclays, Deutsche Bank, Royal Bank of Scotland e Société Générale, multate nel Dicembre 2013 dall’Antitrust europea per 1,7 milardi di euro (poi ridotta a poco più di 1 miliardo). Questo cartello era volto a “taroccare” i valori di scambio del denaro tra loro al fine di innalzare la media finale e quindi il valore di Euribor preso a riferimento. Per il principio sopra riportato, questo effetto di aumento del tasso sarebbe stato mitigato se il comportamento scorretto fosse stato messo in atto da un solo istituto, ma in questo caso furono ben quattro le banche (tra le più grandi al mondo) ad operare nello stesso modo.

In Italia, in quel lasso di tempo, sono stati 2,5 milioni i cittadini che hanno avuto accesso al credito e che quindi hanno pagato interessi maggiori rispetto a quanto avrebbero dovuto. Solo per il periodo del 2008 ogni mutuatario (con sulle spalle ad esempio un mutuo ventennale da 100mila euro) ha ora diritto ad un risarcimento tra i 2962 e i 4076 euro. Immaginate l’ammontare moltiplicato per tre anni e per cifre superiori a 100mila euro. Il totale? Solo per gli italiani si parla di 16 miliardi di euro pagati in più rispetto a quanto avrebbero dovuto.

L’Euribor per l’extra UE? Libor

Se per l’Eurozona il tasso di riferimento è l’Euribor, per gli stati extra UE che quindi hanno valute diverse dall’euro si utilizza il Libor (London Interbancar Offered Rate, tasso interbancario su Londra). Esso rappresenta un tasso variabile per prestiti, intercorsi tra banche operanti sul mercato interbancario londinese, di denaro non in euro.

Per molti aspetti rappresenta la “copia” dell’Euribor, e proprio come quest’ultimo è stato vittima di manipolazioni nel 2007. La scoperta che anche l’Euribor fu manipolato partì proprio da un’indagine su questo tasso.

L’Euribor per i tassi fissi? Eurirs

Come detto più volte, l’Euribor è il tasso di riferimento per i tassi variabili di tutti i prodotti finanziari. Il sistema bancario, però, fa forte affidamento anche su prodotti a tasso fisso, che permettono (nel caso di mutui e prestiti) di calcolare con ampio anticipo il proprio piano di ammortamento ed essere tranquilli nel sapere che l’ammontare della rata rimarrà costante per tutta la durata del finanziamento.

In caso di tasso fisso però, la banca si trova a correre il rischio che un aumento dei tassi riduca o annulli il suo profitto. A differenza del tasso variabile che segue l’Euribor e lascia inalterata la porzione di interesse dedita al profitto, nel tasso fisso è proprio il guadagno dell’istituto a variare in una forbice compresa tra il tasso (fisso) che riceve dal mutuatario e il tasso (variabile) a cui prende in prestito il denaro.

Per questo motivo le banche sono solite stipulare degli accordi (swap) con soggetti disposti a farsi carico del rischio. Come un’assicurazione qualsiasi la banca paga una somma e vedrebbe pagato un premio qualora si verificasse l’evento. Dal tasso a cui si stipula tale accordo nasce l’IRS (Interest Rate Swap), che nell’Eurozona assume il nome di Eurirs. A questo punto la banca applicherà, al nostro mutuo, il tasso IRS sommato al suo guadagno; tale somma darà origine al tasso fisso che pagherà il mutuatario.

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