Mutuo a tasso fisso

Quali sono i vantaggi di un mutuo a tasso fisso

Quando ci si accosta al mondo dei mutui, una delle prime scelte che bisogna fare è tra tasso fisso e tasso variabile. È forse la scelta più importante, perché da questa dipende l’importo della rata mensile che si andrà a pagare per tutta la durata del mutuo.

Il mutuo a tasso fisso garantisce una rata mensile costante, e quindi invariabile, per tutta la durata del finanziamento, a prescindere dalle oscillazioni di mercato. In genere viene scelto dai dipendenti a tempo indeterminato, ossia coloro che possono essere abbastanza sicuri che il proprio stipendio non subirà grandi modifiche nel corso degli anni. Il calcolo del mutuo a tasso fisso viene effettuato sulla base dei soldi che si percepiscono al momento della stipula del mutuo, e la sicurezza che l’importo non cambierà negli anni permette di avere una maggiore sicurezza in merito alla possibilità di pagare tutte le rate fino al termine del finanziamento.

Come si calcola la rata a tasso fisso

Il tasso fisso si calcola sommando l’indice di riferimento + lo spread. Vediamo a cosa corrispondono questi due valori. IRS sta per Interest Swap Rate e corrisponde ad una sorta di accordo (swap) che la banca prende con un soggetto terzo, che sceglie di accollarsi il rischio, anche qualora i tassi si alzassero. Il valore dell’IRS cambia a seconda del periodo in cui viene richiesto, e quindi a seconda della durata del mutuo. È chiaro infatti che se per ipotesi il mutuo fosse richiesto per un solo anno, il rischio di chi ha fatto questo accordo sarebbe minore, e quindi il valore dell’IRS sarebbe inferiore. Viceversa, maggiore è la durata del mutuo e maggiore è il valore dell’IRS che bisogna corrispondere.

Lo spread invece è il guadagno della banca, il ricarico che ci mette sul valore del denaro che lei stessa ha acquistato altrove. Per capirci meglio, la banca è come un commerciante che acquista i prodotti all’ingrosso ad un determinato prezzo (IRS) e li rivende al consumatore finale aggiungendo una maggiorazione (spread) che corrisponde al suo effettivo guadagno.

Fino a qualche tempo fa le banche comunicavano periodicamente il valore del tasso fisso e il cliente poteva solo adeguarsi a quanto veniva comunicato. Oggi invece, grazie ad una politica di maggiore trasparenza e correttezza da parte delle banche, chi accende un mutuo può calcolare in autonomia il valore del proprio tasso di interesse. È infatti sufficiente conoscere lo spread applicato dalla banca e aggiungervi l’IRS relativo alla durata del mutuo che si intende richiedere: poiché quest’ultimo può cambiare di giorno in giorno, esistono vari siti in cui è possibile consultare il suo valore in tempo reale. In tal modo è possibile calcolare il valore del tasso di interesse che si andrà effettivamente a pagare, perché è possibile calcolarlo il giorno stesso della stipula del contratto di mutuo.

Tasso fisso, tasso variabile e tasso misto: caratteristiche e differenze

In apertura dicevamo che il tasso fisso viene scelto principalmente dai dipendenti a tempo indeterminato, che hanno la (quasi) certezza di poter pagare una rata fissa per tutta la durata del mutuo, potendo beneficiare di uno stipendio che al massimo potrebbe subire un aumento.

Tuttavia non è sempre detto che le cose vadano così: c’è anche un fattore legato al temperamento di ciascuno di noi, e che ci divide tra chi preferisce la certezza del tasso fisso e chi invece preferisce rischiare scegliendo l’imprevedibilità del tasso variabile. Le due posizioni si possono poi combinare, passando dall’uno all’altro a distanza di pochi anni. Ecco quindi le tre tipologie di tasso di interesse che possono essere applicate ai mutui: il tasso fisso, il tasso variabile il tasso misto.

Il mutuo a tasso fisso prevede una rata mensile costante per tutta la durata del finanziamento. Si calcola sommando IRS + spread ed è al momento l’opzione più desiderata dai futuri mutuatari, che in questo periodo possono godere di un interesse abbastanza accessibile. Il tasso fisso viene scelto da chi vuole la certezza di pagare sempre la stessa cifra per tutta la durata del mutuo, senza sorprese e cambiamenti che possano compromettere il corretto pagamento delle rate.

Il mutuo a tasso variabile si basa sulle oscillazioni dell’Euribor, indice di riferimento che oscilla quotidianamente e che quindi è molto instabile. Ciò significa che le rate di un mutuo a tasso variabile sono sempre diverse mese per mese, e dipendono appunto dalle oscillazioni di questo valore. Il vantaggio del tasso variabile è che in genere è più conveniente rispetto al tasso fisso: basti considerare che dai primi mesi del 2015 il valore dell’Euribor è negativo, per cui il tasso di interesse si dovrebbe calcolare togliendo allo spread il valore negativo dell’Euribor.

Nella pratica però, molte banche non tengono conto di questo valore negativo, applicando il valore zero all’Euribor e in pratica trasformando il mutuo a tasso variabile in un mutuo a tasso fisso. Già L’Antitrust si è espressa contro questa pratica scorretta, tanto che alcune banche dovrebbero a breve procedere con il rimborso dei soldi non dovuti dal cliente. Ad oggi però ancora questi rimborsi non sono iniziati. È chiaro comunque che i mutui a tasso variabile sono oggi molto convenienti, tuttavia non è possibile prevedere il valore dell’Euribor nei prossimi dieci, venti o trent’anni. Chi sceglie questo tipo di mutuo è quindi consapevole che sta correndo un rischio, che lo porta a risparmiare oggi sicuramente, ma non gli assicura la stessa convenienza anche nei anni futuri.

Infine, il mutuo a tasso misto è la scelta perfetta per chi non sa cosa scegliere tra tasso fisso e tasso variabile, e decide di optare per entrambi. Tasso misto significa infatti che il cliente sceglie di iniziare il mutuo con una tipologia di tasso, per poi cambiarlo a distanza di qualche anno, a favore dell’altra tipologia di tasso. Si può partire dal tasso fisso e passare al variabile dopo, e viceversa. In questo periodo in genere si sceglie di partire con il tasso variabile, visti gli Euribor negativi, per poi passare al tasso fisso, una volta che questi dovessero aumentare. Anche questa scelta però non garantisce risparmio assicurato, non potendo conoscere in anticipo il valore del tasso fisso che verrà applicato.

Tasso fisso: quando conviene una rata del mutuo che non cambia

Ad una prima osservazione sembrerebbe quindi che il tasso fisso sia la soluzione migliore, la più conveniente per garantirsi il miglior mutuo possibile. In realtà anche questa tipologia di tasso ha dei pro e dei contro che vanno presi in considerazione. I vantaggi del tasso fisso li abbiamo già visti e sono innegabili: pagare sempre la stessa cifra per tutta la durata del mutuo è una comodità a cui sarebbe difficile rinunciare. Eppure non è tutto oro quel che luccica.

Il valore dell’IRS è negativo solo se applicato a mutui della durata di uno o due anni, come difficilmente accade. Se invece il mutuo ha una durata superiore ai dieci anni, come nella gran parte dei casi, l’IRS oscilla oggi intorno all’1,30%. L’Euribor, invece, ha ormai valore negativo da alcuni anni, pertanto non c’è alcun valore che va a sommarsi allo spread, a differenza di quanto accade con l’IRS.

Questa considerazione porta quindi a concludere che il tasso fisso è la tipologia di finanziamento più onerosa per il cliente finale: possiamo dire che in qualche modo si paga la comodità di conoscere l’importo delle rate del mutuo. Viceversa, l’imprevedibilità del tasso variabile viene ripagata da un Euribor che oggi è quasi ai minimi storici ma domani, chissà.

Nonostante ciò, negli ultimi anni stiamo assistendo ad un vero e proprio boom dei mutui a tasso fisso, complice anche il basso valore dell’IRS, che ha reso questa tipologia di mutuo quasi alla pari del tasso variabile, pur godendo di una rata sicura e costante nel tempo.

Mutui a tasso fisso vs affitto: due scelte diverse a confronto

In Italia quasi l’80% delle persone vive in una casa di proprietà, segno che nel nostro Paese non c’è scelta che tenga: se ne abbiamo la possibilità, preferiamo senza dubbio acquistare piuttosto che andare in affitto.
Eppure non tutti la pensano allo stesso modo e la scelta non sempre è così scontata. Entrambe le soluzioni infatti presentano dei vantaggi ed è per questo interessante metterle a confronto. È possibile infatti confrontare la rata mensile di un affitto con la rata mensile di un mutuo a tasso fisso, poiché in entrambi i casi abbiamo a che fare con un importo che ha poche oscillazioni nel corso del tempo.

Vantaggi della casa in affitto:

  • In genere l’importo mensile è lievemente inferiore rispetto all’importo del mutuo, anche se ciò dipende dalla città in cui ci si trova e dalle condizioni del mutuo;
  • Le spese da sostenere sono poche e prevedibili e riguardano, oltre al canone di locazione, le bollette di luce e gas e le spese di condominio, se non incluse nell’affitto;
  • Si ha maggiore libertà di cambiare casa e città senza avere troppi vincoli, è sufficiente un piccolo preavviso per lasciare l’immobile senza ulteriori strascichi futuri.

Vantaggi della casa di proprietà:

  • Ogni mese si paga una rata che non è a fondo perduto, bensì ci permette di diventare proprietari dell’immobile, quando si è finito di pagare tutto l’importo del mutuo;
  • È possibile avere un guadagno da una casa di proprietà, ad esempio mettendola in affitto;
  • È possibile fare dei lavori di abbellimento dell’immobile, facendo dei lavori di ristrutturazione per renderlo più idoneo alle nostre esigenze.

Finora abbiamo visto solo i vantaggi di entrambe le soluzioni, ma è chiaro che ci sono anche delle controindicazioni, che fanno pendere la bilancia verso l’acquisto a tasso fisso piuttosto che verso l’affitto. È vero infatti che andare in affitto ha dei costi inferiori, ma è anche vero che quello che si spende (se pur poco) non si recupererà mai, è a fondo perduto. Chi acquista casa invece, soprattutto se a tasso fisso, ha la certezza di pagare una rata fissa per una durata prefissata e soprattutto sa che alla fine l’immobile sarà di sua proprietà. Una differenza non da poco, se si considera che il valore delle case tende a crescere nel tempo e che quindi avremo un capitale a nostra disposizione per tutta la nostra vita e da lasciare poi ai nostri figli.

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