Spread mutui

Che cosa si intende con il termine spread di un mutuo: significato e definizione

Accendere un mutuo implica notevoli informazioni da acquisire e da capire come, ad esempio, cosa sia lo spread. Tutti i mutui prevedono un tasso di interesse sui prodotti, vale a dire l’importo aggiuntivo rispetto al costo del prodotto, il quale importo dovrà essere restituito all’ente erogatore. In particolare, lo spread è il plus che ogni banca aggiunge ai tassi di interesse base, determinando così la quota del proprio guadagno.

Un esempio renderà più facile capire di cosa si tratta: consideriamo un commerciante gestore di un bar, egli compra il prodotto ad un precisato prezzo determinato dall’andamento del mercato (ad esempio la lattina di bevanda analcolica 0,50 euro) e decide di rivenderlo ai clienti ad un prezzo maggiorato (es 1,50 euro) determinando così il proprio guadagno (1,50 – 0,50 = 1,00 euro).

Stessa cosa vede come soggetti le banche che comprano il prodotto finanziario, ovvero acquisiscono la somma che verrà messa a disposizione dei clienti attraverso il mutuo, ad un predeterminato, definito tasso di scambio interbancario, e lo ripropongono secondo un importo complessivo più alto, al fine di trarne profitto. Questo rincaro sul prezzo originale del denaro è, appunto, lo spread.

Come viene calcolato lo spread sul mutuo

Generalmente gli interessi di un mutuo vengono calcolati su base annua, secondo l’importo richiesto e la durata complessiva, il tutto moltiplicato per il Tasso Annuo Nominale. Il TAN è a suo volta costituito dallo spread e dal tasso di riferimento.

Per calcolare lo spread, le banche dovranno calcolare il tasso di riferimento e in una fase successiva aggiungere il proprio ricarico. Il TAN cambia in base al tipo di mutuo che si desidera contrarre:

  • Nel caso di un mutuo a tasso fisso si fa riferimento all’Eurirs. Esso è quotato giornalmente in Borsa e rappresenta gli interessi che due contraenti utilizzano per determinare gli interessi su prestiti. Il suo ammontare cambia in base alla lunghezza del periodo in cui l’ente si assume il rischio di prestare denaro e viene perciò calcolato in base alla durata del mutuo;
  • Per un mutuo a tasso variabile si considera, invece, l’Euribor (Inter Bank Offered Rate). Esso è il costo dello scambio di denaro tra banche attraverso delle operazioni che hanno scadenza da una settimana a dodici mesi. L’Euribor viene calcolato ogni giorno in base ai dati che vengono raccolti dalla European Banking Federation, la quale lo determina sulla base delle scadenze temporali (solitamente vengono maggiormente utilizzati a un mese, a tre mesi o a sei mesi).

Un altro tasso da tenere in forte considerazione è il BCE. Esso è il tasso con cui la Banca Centrale Europea concede prestiti alle altre banche e determina perciò il costo del denaro. È importante essere sempre a conoscenza del valore attribuito al BCE perché rispecchia, in sostanza, l’andamento economico e contiene al suo interno il prospetto delle possibili fluttuazioni economiche.

Piccole previsioni per lo spread sui mutui 2017

Dall’ultimo incontro del Consiglio Direttivo della BCE dell’8 giugno 2017, sembrerebbe che il tasso Euribor rimanga negativo. Più precisamente quello a 1 mese è a -0,37 dalla sua ultima variazione avvenuta il 7 luglio 2016, la scadenza trimestrale è a -0,33 e, infine, quella semestrale è scesa a -0,27.

Sembrerebbe però che le cose siano destinate a cambiare: mentre ora stiamo vivendo il minimo storico, presto si potrebbe assistere ad un aumento delle quotazioni e, più precisamente, sembrerebbe che la scadenza trimestrale arriverà a -0,30 entro la fine dell’anno. Inoltre, a fine 2018, si prevede possa arrivare a -0,13 e nei primi sei mesi dello stesso anno addirittura tornare ad essere positivo.

Ma anche per i mutui a tasso fisso sembra che le cose possano cambiare. Negli ultimi 7 mesi l’Eurirs è aumentato, per tutte le scadenze, di mezzo punto percentuale.  Ovviamente questi dati sono molto soggetti a cambiamenti e variano settimanalmente. Rimane quindi fondamentale consultarli ogni volta che si ritiene importante ai fini dei propri investimenti.

Anche Il Sole 24 Ore sembra essere d’accordo con i dati appena descritti. Da una recente indagine traspare proprio che i tassi di interesse dei mutui stiano tendendo ad aumentare dall’inizio di quest’anno ma, più precisamente, le stesse banche hanno innalzato lo spread anche di 50 o 60 punti base rispetto all’anno scorso.

Analizzando questo fenomeno sembrerebbero due le spiegazioni possibili: o le banche hanno interesse ad aumentare il proprio guadagno oppure potrebbe essere in progetto una rimodulazione delle condizioni d’erogazione delle principali forme di finanziamento.

Il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha di recente affermato che non sembra esserci nell’aria un aumento della core inflation, ovvero il processo di perdita di potere d’acquisto, calcolato tralasciando beni alimentari ed energia poiché soggetti a cambiamenti troppo rapidi e dettati dalle quotazioni di mercato delle materie prime: tale incremento influenzerebbe, infatti, il costo del denaro e a sua volte quello dei vari interessi.

Suggerimenti per i nuovi mutuatari

È effettivamente difficile prevedere cosa ne sarà dell’evoluzione dei tassi di interesse ma è bene ricordare che i mutui sono investimenti di denaro a lungo termine e che risulta quindi necessario cercare di avere uno sguardo sul futuro.

Se il dubbio consiste nello scegliere tra mutuo a tasso fisso e mutuo a tasso variabile, per meglio comprendere quale risulti più conveniente, potrebbe essere importante sapere che solitamente la banca incassa la maggior parte della quota degli interessi nella prima metà della durata del mutuo. Per cui su un mutuo di 10 anni, è fondamentale cercare di prevederne i primi 5 per poter fare un paragone.

Di conseguenza, dato che la soluzione a tasso variabile permette una previsione futura di massimo 5 anni, si consiglia di prendere in considerazione le stime sopra riportate che prevedono un Euribor negativo ancora fino a metà 2018 e capace al massimo di pareggiare l’Eurirs non prima di 5 anni. Di contro, per quel che riguarda, invece, un mutuo a tasso fisso, nonostante si prospettino per i primi 5 anni costi maggiori dettati da un Eurirs in positivo, esso non subirà variazioni con corrispettivo aumento degli interessi come nel caso del tasso variabile.

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