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Cosa sono i mutui subprime e perché sono pericolosi

I mutui subprime sono saliti alla ribalta a partire dal 2006, all’interno dei contesti finanziari, mentre la popolazione mondiale ha cominciato a conoscerli solo a settembre del 2008 quando, con il fallimento della banca d’investimento Lehman Brothers, ha avuto inizio la crisi che tutt’ora pesa sulle economie di mezzo mondo. Ci sono molte teorie sulla causa […]

I mutui subprime sono saliti alla ribalta a partire dal 2006, all’interno dei contesti finanziari, mentre la popolazione mondiale ha cominciato a conoscerli solo a settembre del 2008 quando, con il fallimento della banca d’investimento Lehman Brothers, ha avuto inizio la crisi che tutt’ora pesa sulle economie di mezzo mondo. Ci sono molte teorie sulla causa o le cause della crisi, sicuramente però tutte hanno un punto in comune: i mutui subprime hanno rivestito un ruolo tristemente importante, che alla fine ha portato al crack del sistema.

Cosa sono i mutui subprime?

I mutui subprime sono mutui concessi a persone che, normalmente, non avrebbero accesso al credito. Il prefisso sub sta infatti ad indicare una condizione inferiore rispetto al prime, ovvero alla condizione ideale per un prestito. I prime loan (prestito primario, ideale) infatti sono i mutui che hanno superato a pieni voti gli esami di affidabilità e che sono concessi a persone considerate dalle banche credibili. I mutui subprime invece sono finanziamenti concessi a persone che non hanno i requisiti per ottenere un mutuo: fanno parte di questa categoria tutte le persone che hanno una storia creditizia inaffidabile o che, al momento della stipula del contratto, hanno una situazione finanziaria incerta, non documentabile o poco chiara. Sono quindi soggetti che in condizioni normali non potrebbero ottenere del credito, in quanto inaffidabili e con alto rischio di insolvenza. Cattivi pagatori, persone pregiudizievoli o protestate, persone con fallimenti e pignoramenti alle spalle sono coloro che, nei primi anni 2000 negli Stati Uniti, hanno comunque ottenuto un mutuo pur non essendo idonee.

I mutui subprime si differenziano dai mutui prime per avere tassi di interesse, commissioni e spese più elevate. Questo perché la situazione, presente e/o passata del debitore, non garantisce alla banca la buon riuscita del prestito; il debitore che ha già avuto problemi in passato e che non ha una situazione finanziaria stabile al momento dell’accensione del mutuo non rappresenta il cliente ideale a cui prestare del denaro. Questi tipi di mutui quindi presentano un rischio di insolvenza maggiore e richiedono quindi tassi di interesse più alti per coprirsi dal rischio. In finanzia rischio e rendimento hanno una proporzionalità diretta: all’aumentare di uno aumenta anche l’altro. Questa è una semplice legge di mercato, nessuno rischierebbe tanto per ottenere un piccolo rendimento.

Il rischio di questi mutui è sia per il creditore che per il debitore: la banca ha un’alta probabilità di non vedersi restituito il debito e di registrare una perdita, il mutuatario invece si troverà a pagare tassi di interesse più elevati di quelli che avrebbe se potesse accedere al normale mercato del credito. Le sue già alte probabilità di insolvenza aumentano ulteriormente.

Perchè vennero concessi i mutui subprime?

La risposta è semplice: il costante aumento del valore delle case garantiva alla banca di rientrare dal finanziamento nel caso i mutuatari fossero inadempienti. Se gli immobili aumentano progressivamente il loro valore, posso concedere un prestito per il suo acquisto perché, in caso di debitore insolvente, sarei sicuro che rivendendo l’immobile, in un mercato con prezzi in aumento, riuscirei a recuperare la cifra prestata senza registrare perdite.

Il mercato immobiliare quindi invogliò a concedere mutui più facilmente e con meno garanzie da parte del contraente. La bolla esplose nel 2007 e nel giro di un anno diede il via alla crisi economica che prima colpì gli States e poi l’Europa. Molte furono le banche coinvolte in questo pasticcio finanziario.

La cartolarizzazione dei mutui subprime

Concedere un mutuo a una persona non idonea rappresenta per la banca un rischio. Tale rischio è però trascurabile se l’ammontare dei mutui scadenti risulta molto inferiore rispetto all’ammontare dei mutui sani. Un aumento dei mutui scadenti invece posiziona l’istituto di credito su una graticola: il rischio che molti finanziamenti non rientrino costituirebbe una perdita consistente, che potrebbe portare ad un forte ridimensionamento o addirittura al fallimento.

Se non bastasse questa situazione, per tutelarsi dal rischio che questi mutui non vengano rimborsati, le banche, le finanziarie e altri istituti decisero di cartolarizzare più mutui e di scambiarli sul mercato borsistico, come gli altri prodotti finanziari (azioni, obbligazioni ecc). Cartolarizzare significa trasformare un credito in un titolo negoziabile, più banalmente in un pezzo di carta da scambiare. Unendo più mutui assieme le banche pensavano di ottenere un vantaggio importante: aumentare il rendimento (che è il risultato della somma dei rendimenti dei singoli mutui) e ridurre il rischio. Questo perché unire più titoli permette di ampliare il proprio portafoglio, distribuendo meglio il rischio, in un certo senso “disperdendolo”. Ad esempio se io investo in un solo titolo c’è il rischio che questo fallisca e che io finisca gambe all’aria, ma se io investo in molti titoli è più improbabile che tutti falliscano, e se anche uno dovesse fallire sarei coperto dagli altri. Nel mondo dei finanziamenti l’idea era la stessa: anche se una famiglia non paga il mutuo il sistema rimane comunque in piedi, insomma mica le famiglie smetteranno di pagare i mutui tutte assieme.

I mutui cartolarizzati non rimanevano tuttavia in pancia alla banca, in quanto comunque rischiosi: venivano affidati ai SIV (Special Investment Vehicles, veicoli di investimento speciali), società create dalla banca. Di queste società venivano venduti sia i titoli di debito (obbligazioni) che i titoli di proprietà (le azioni), con il nome di CDO. In questo modo la banca disperdeva ulteriormente il rischio: tenendo la proprietà dei SIV, in caso di perdite, essa stessa avrebbe registrato perdite, ma vendendone delle parti e rimanendo proprietaria di una parte minore della società, in caso di perdite avrebbe registrato perdite più limitate e quindi sostenibili.

Seguendo il concetto che unendo più titoli si aumenta il rendimento riducendo il rischio cosa accade se unisco più titoli CDO, ovvero titoli di più SIV? Ottengo un CDO al quadrato, un CDO di CDO, una nuova cartolarizzazione insomma. Con questo ragionamento si pensava di rendere super sicuri dei titoli che di fondo si basavano su mutui subprime, scadenti e al tempo stesso di ottenere dei rendimenti elevati. Nella realtà però le cose sono ben diverse: un titolo poco rischioso, considerato sicuro, paga dei rendimenti molto bassi, pertanto sarebbe impossibile avere dei rendimenti sicuri ma che paghino dei premi elevati. Un po’ come svolgere un lavoro con poche responsabilità ma che garantisca uno stipendio stratosferico.

L’ultimo passaggio della cartolarizzazione dei mutui subprime vide la nascita dei CDS (Credit Default Swap) che non sono nient’altro che un’assicurazione: io, titolare di titoli CDO al quadrato, pago una quota assicurativa ad un soggetto che si assume il rischio e mi risarcisce in caso si verifichi l’evento per il quale mi sono assicurato. Nel contesto dei mutui subprime le assicurazioni garantivano a chi comprava i CDO: se fossero falliti li avrebbero rimborsati con un premio.

Vennero assicurati talmente tanti mutui subprime che quando i mutuatari cominciarono a non pagare le rate del mutuo tutto saltò il banco: le assicurazioni non riuscivano a pagare le insolvenze senza fallire e tutti i proprietari di titoli spazzatura registrarono perdite.

L’Italia e i mutui subprime

In Italia non vennero concessi mutui subprime: nonostante sia molto bistrattata e presenti diversi problemi, la nostra nazione attua rigide regole per accedere al credito, tant’è che se una critica va mossa andrebbe fatta proprio in tal senso: un’eccessiva difficoltà all’accesso al credito frena la crescita e rallenta l’economia. Dal punto di vista però della correttezza morale e professionale, il processo delle banche in Italia per ottenere un finanziamento offre molte più garanzie che in qualsiasi altro paese.

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