Tasso variabile: meglio Euribor o Cap?

Quando si tratta mettere su casa, gli italiani sognano il tasso fisso, ma poi preferiscono il variabile, che permette di avere una rata flessibile, sfruttando i recenti forti ribassi dei principali indici. Tuttavia la scelta del tasso variabile non è tutta “rose e fiori”, proprio a causa delle fluttuazioni degli elementi che lo determinano. Pensiamo […]

Quando si tratta mettere su casa, gli italiani sognano il tasso fisso, ma poi preferiscono il variabile, che permette di avere una rata flessibile, sfruttando i recenti forti ribassi dei principali indici. Tuttavia la scelta del tasso variabile non è tutta “rose e fiori”, proprio a causa delle fluttuazioni degli elementi che lo determinano.
Pensiamo ad esempio all’euribor/’ target=’_blank’>Euribor, a cui spesso il tasso variabile viene agganciato. Questo indice è sceso allo 0,082%, toccando di fatto il minimo storico. A oggi quindi è possibile ottenere un mutuo con un tasso variabile molto competitivo (2% circa), ma che potrebbe crescere prossimamente, in quanto il crollo a picco dell’euribor/’ target=’_blank’>Euribor fa ipotizzare un rialzo.
E per chi sceglie il tasso variabile con Cap la situazione è ancora meno rosea. Infatti, pur prevedendo questo tipo di mutuo una soglia massima oltre cui il tasso non può salire, gli interessi da pagare sono comunque più alti rispetto a quelli dei finanziamenti indicizzati con euribor/’ target=’_blank’>Euribor: si parte infatti da un taeg/’ target=’_blank’>TAEG del 3,58%
(16-10-2014)
Francesca Garrisi
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