Mutui BCC, più facile ottenerli

Nonostante siano i grandi gruppi bancari a controllare la maggiore “fetta” del mercato del credito, le Banche di Credito Cooperativo stanno conquistando sempre più spazio. Merito delle strategie adottate per affrontare la crisi economica, e grazie alle quali alcune di loro hanno registrato +400% di utili in un anno. In un interessante approfondimento pubblicato su […]

Nonostante siano i grandi gruppi bancari a controllare la maggiore “fetta” del mercato del credito, le Banche di Credito Cooperativo stanno conquistando sempre più spazio. Merito delle strategie adottate per affrontare la crisi economica, e grazie alle quali alcune di loro hanno registrato +400% di utili in un anno. In un interessante approfondimento pubblicato su Osservatorio Finanziario, Elisa Vannetti ha analizzato origine e caratteristiche di questo boom.
 
Radicamento sul territorio e rapporto diretto con la clientela. Sono questi i due principali punti di forza delle Banche di Credito Cooperativo, 381 in tutta Italia, per un totale di più di 4.000 sportelli. Talvolta  queste hanno solo una decina di filiali, tutte concentrate nella stessa provincia, da cui in genere prendono il nome. 
Il legame con l’area geografica di riferimento è a doppio filo, in quanto, da Statuto, devono dedicare almeno il 70% degli utili annui al patrimonio indivisibile, ciò significa che non sono previsti dividendi ai soci, né la capitalizzazione attraverso il mercato. Inoltre il residuo 30% va utilizzato obbligatoriamente per finanziare progetti sul territorio, ovvero mutui a famiglie e piccole e medie imprese.
Ma quali sono i requisiti per usufruire dei mutui erogati dalle BCC? In primo luogo, è necessario risiedere nella zona in cui è localizzato l’istituto di credito, in quanto queste devono dedicare la quasi totalità delle loro risorse (95%) all’area geografica di riferimento. Ancora meglio poi, se si è soci, poiché il 50% del credito deve essere riservato a loro.
Un altro aspetto che differenzia le BCC dai gruppi bancari è il calcolo dello scoring, per il quale, in questo caso, la conoscenza diretta gioca un ruolo decisivo. Quindi in genere è il direttore a valutare globalmente la capacità di rimborso del richiedente, considerando non solo la sua situazione personale, ma anche il contesto di riferimento. E questo velocizza notevolmente anche i tempi tecnici necessari a conoscere l’esito della pratica. 
 
 
 
 
(29-10-2014)
 
Francesca Garrisi
 
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